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Tutte le volte che non solidarizziamo, partecipando alle sparute manifestazioni che si sono tenute finora in Italia con chi si ribella al regime che schiaccia in modo cruento la voglia di libertà delle iraniane e ascoltiamo o leggiamo notizie su di loro distrattamente, sputiamo sulla libertà che diamo per scontata, ottenuta anche grazie alle donne partigiane, mai citate nella melopea sui femminicidi e sulla prima donna presidente del consiglio.

Se contate i minuti e le righe dedicate agli orribili cinghiali che, alla ricerca di cibo invadono la Capitale e altre aree urbane o limitrofe, vi accorgerete che sono le notizie su questi ultimi a prevalere. Dopo aver reintrodotto questo animale e averlo fatto riprodurre in modo incontrollato per la gioia dei cacciatori, infatti, ora l’artiodattilo fa scrivere fiumi di parole indignate contro la sua presenza vicino ai cassonetti traboccanti di rifiuti.

Nell’attesa di leggere di numerose e partecipatissime iniziative a favore delle eroine impavide che vengono torturate e uccise per diritti a noi garantiti, senza che ci faccia alzare un sopracciglio chi sostiene che certe manifestazioni nostalgiche siano innocue e folcloristiche, suggerisco di regalare e far leggere in classe Leggere Lolita a Teheran.

Nafisi scrive che quando le studentesse in modo clandestino andavano a casa sua per leggere Nabokov e Fitzgerald si toglievano il velo e diventavano a colori, adesso sono diventate a colori nei cortei, ma quel colore è diventato rosso sangue anche grazie al silenzio occidentale, al non aver ritirato gli ambasciatori, con la solita scusa della Realpolitik, perché scrive Nafisi “The worst crime committed by totalitarian mind-sets is that they force their citizens, including their victims, to become complicit in their crimes. Dancing with your jailer, participating in your own execution, that is an act of utmost brutality.” Smettiamo di essere complici con l’indifferenza e sosteniamole tutti i giorni anche a scuola, perché questa è la vera educazione civica.


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