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Della vicenda che ha coinvolto la professoressa Dell’Aira di Palermo, sospesa per mancata vigilanza sulle opinioni degli studenti, in flagrante contrasto con gli articoli 33 e 21 della Costituzione, emerge un dettaglio, trascurato dai più: il nome della scuola.
Poiché nelle cronache a volte si legge e si sente Vittorio Emanuele II e a volte Vittorio Emanuele III, si è indotti a pensare a un refuso. Possibile che vi siano scuole dedicate a questo re? Come mai non è stato cambiato nome alla scuola? Dato che il video oggetto dell’assurda sospensione della docente, paragonava le Leggi razziali del 1938 firmate da Vittorio Emanuele III a una legge molto recente, colpisce ancora di più il fatto che nessuno si sia posto il problema. Controllando sul sito della scuola, si può appurare che il nome della scuola è, purtroppo, Vittorio Emanuele III. Ci sono delle Linee guida molto utili sulla didattica della Shoah, da cui è tratto l’estratto qui di seguito riportato. Ma è proprio facendo ricerca, studiando tutti i documenti, analizzando le fonti con filtro critico che si impara a non operare confronti impropri da un punto di vista storico. Approfondire e mettere in discussione, criticare, provocare, esagerare è il compito principe di ogni discente, il mestiere di ogni adolescente ed è solo facendolo che si impara e si cresce, La docente ha acceso un fuoco invece di riempire un secchio, per citare la celebre frase di Yeats: “Education is not the filling of a pail, but the lighting of a fire”. Sospesi dovrebbero essere gli insegnanti che lavorano in istituti che si chiamano “Martiri della Benedicta” e non sanno spiegare il nome della propria scuola.
«La Shoah è stato un evento unico nella storia, sia perché tutte le vicende storiche sono di per sé uniche, sia perché la comparazione con gli altri genocidi perpetrati nel mondo ha evidenziato molti suoi caratteri eccezionali: l’estensione geografica, il progetto totalitario di annientamento, la tremenda caparbietà (dalla deportazione di anziani malfermi e di bimbi venuti alla luce dopo l’arresto della madre – come a Roma – alla deportazione di tutti gli ebrei dell’isola di Rodi – all’epoca Possedimento del Regno d’Italia – fino al luogo di sterminio di Auschwitz-Birkenau). La Germania nazista fu il primo Stato europeo del Novecento a definire gli ebrei una “razza”, con caratteristiche biologiche specifiche, diverse da quelle dei cittadini cristiani. Sulla base di quel principio, sin dal 1933 avviò una legislazione antiebraica, rafforzata nel 1935 con le “leggi di Norimberga”. Altri Paesi (Italia compresa) si aggiunsero nel 1938. Quando nel settembre 1939 iniziò la seconda guerra mondiale, l’antisemitismo di Stato era ormai divenuto un fatto continentale». (Linee Guida Nazionali Per una didattica della Shoah a scuola, 30 novembre 2017, p. 10).

 

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