Sulla Circolare ministeriale n. 2 dell’8 gennaio 2010
ci ha sorpreso con una nuova disposizione riguardante gli alunni stranieri, la C.M. 2. Ricordiamo per inciso che tale disposizione, in quanto Circolare, non ha e non può avere alcuna valenza normativa, non essendo sostenuta da una legge o da un decreto (Cass 237, 2009). Prendiamo quindi tale disposizione come un insieme di linee guida lungo le quali si invitano le istituzioni scolastiche ad operare.
Nel presente articolo si vogliono esaminare le motivazioni della Circolare ed evidenziarne le incongruenze e le debolezze.
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Nel primo paragrafo si parla di diversità di culture, etnie, provenienze sociali, capacità di apprendimento, competenze; come se tali diversità nella scuola fossero una novità o un fenomeno recente, dovuto esclusivamente alla presenza degli studenti stranieri. Per fortuna, la scuola italiana contiene tali diversità da quando si è fatta scuola unica di tutti e per tutti, dunque dal lontano 1963.
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Nel terzo capoverso, si fa giustamente rilevare quanto segue:
l’elevata concentrazione nelle scuole e nelle classi di alunni con culture,condizioni, vissuti familiari e scolastici, situazioni di scolarizzazione e di apprendimento fortemente differenziati, impone il superamento di modelli e tecniche educative e formative tradizionali e l’adozione di metodologie, strumenti e contributi professionali adeguati alle nuove e diverse esigenze.
Si invoca quindi la necessità di un superamento delle metodologie tradizionali, che è quanto gli studiosi di intercultura, di didattica dell’italiano L2 e di apprendimento da parte degli alunni non italofoni sostengono da tempo. Tuttavia, invece di proseguire coerentemente tale argomentazione e trarne le dovute conseguenze, in termini di formazione degli insegnanti, innovazione curricolare e metodologica, adeguamento delle risorse disponibili, e quindi di stanziamento di ingenti fondi per tutte quelle scuole con alta incidenza di stranieri (perché quelli che già ci sono evidentemente non bastano). Dunque, invece di affermare la necessità di tutto ciò, la Circolare si limita ad sostenere che assumono particolare importanza il corretto ed esauriente orientamento dei flussi delle iscrizioni tra le varie istituzioni scolastiche dei contesti interessati e l’equilibrata ripartizione degli alunni tra le classi.
La Circolare si limita quindi a prevedere un “orientamento dei flussi delle iscrizioni fra le varie istituzioni scolastiche”, eludendo i reali problemi della scuola e degli insegnanti, e facendo credere a chi dentro la scuola non lavora che la questione sia tutta riconducibile all’abbassamento del tetto delle presenze dei bambini stranieri nelle classi.
Occorrono invece un impegno organico e un’azione strutturale capaci di sostenere l’intero sistema formativo nazionale.
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La Circolare si sofferma poi sulle “criticità” che emergono da un’analisi del fenomeno della presenza degli alunni stranieri nella scuola italiana:
a) la significativa incidenza di dispersioni, abbandoni e di ritardi che caratterizza l’itinerario scolastico degli alunni provenienti da un contesto migratorio3;
b) la loro conoscenza della lingua italiana, talora assente o padroneggiata a livelli di competenza notevolmente differenti;
c) il possesso della “nuova” lingua più come spontaneo registro utile alla “comunicazione” quotidiana che non come strumento per lo studio nell’ambito di dell’itinerario scolastico;
d) la necessità di prevedere, al di là di ogni semplicistica separatezza, anche moduli di apprendimento e percorsi formativi differenziati, soprattutto nelle scuole secondarie di secondo grado;
e) la presenza di culture diverse all’interno delle comunità straniere e il loro impatto con la cultura italiana.
E nuovamente viene da chiedersi: si può dare risposta a tutto ciò con un semplice orientamento dei flussi di iscrizioni?
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Sempre nel secondo paragrafo giustamente si afferma che
a influire sulla presenza più o meno significativa di minori stranieri in un determinato territorio contribuiscono sì le capacità attrattive delle scuole che in esso insistono, ma pure – e in termini non certo irrilevanti – le disponibilità di alloggio e le offerte di lavoro in esso presenti.
E continua la Circolare :
Il che fa immediatamente emergere il ruolo cruciale che le prassi degli accordi e delle alleanze territoriali possono svolgere per affrontare i problemi suddetti.
Se la premessa è corretta, anche qui le conclusioni che vengono tratte non sono del tutto convincenti: non si dovrebbe tanto trattare di regolazione dei flussi delle iscrizioni, ma, a monte, della dislocazione degli insediamenti abitativi, della pianificazione degli alloggi popolari, in modo da evitare la creazione di periferie ghetto in cui i bambini e i ragazzi finiscono per frequentare tutti la stessa scuola. Ma per realizzare tali obiettivi non è certo sufficiente una Circolare…. né tantomeno, lo ribadiamo ancora una volta, una regolamentazione dei flussi di iscrizioni.
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Possiamo affermare, come già è stato detto in questi giorni da Livia Turco, che “è giusta la preoccupazione di evitare classi ghetto e porsi il problema della sostenibilità della presenza dei bambini stranieri al fine di garantire un progetto educativo adeguato per tutti.”
Il punto è che il tetto del 30% non risolve il problema. (Per inciso, un tetto esiste già, ed è quello del 50%, introdotto dal DPR 394/99. )
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Infine, in concreto, cosa dovranno fare le scuole quando un bambino straniero si presenta per la prima volta ? In pratica ciò che già ora fanno e cioè accertarne le competenze linguistiche, predisporre un percorso di inserimento e poi iscriverlo definitivamente nella classe adatta (di norma quella corrispondente all’età anagrafica), ma la formulazione della circolare lascia spazio al dubbio che l’alunno possa essere “retrocesso” anche di 2-3 anni rispetto alla propria età. Con danni, secondo noi, piuttosto gravi rispetto ai processi di integrazione e di socializzazione, danni che si è cercato di evitare negli ultimi anni, proprio sulla base di quanto viene esplicitamente sancito dal già citato DPR 394/99.
In conclusione, se si può essere d’accordo con molte delle osservazioni della Circolare in esame, non se ne possono affatto condividere le conclusioni, se non nei limiti di un discorso puramente didattico che cerca di regolare la presenza e la distribuzione degli alunni stranieri all’interno di uno stesso plesso scolastico. Ma per quanto riguarda i numerosi problemi in questione, sono altre le soluzioni desiderate, nessuna delle quali può essere realizzata a costo zero.
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Informazioni sulla Foto inserita nella Home Page -PRIMO PIANO- e in questo articolo: la foto è di: Old Shoe Woman / Judy Baxter , pubblicata con licenza: Creative Commons License
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